Articoli de “Il Cittadino” del 1998 riguardanti i documenti dell’archivio storico di Verano Brianza, a cura della professoressa Fiorella Lopiccoli

Quando l'onorario del medico era di 3150 Lire

Ricostruendo la storia relativa alla sanità pubblica a Verano nel periodo post-unitario, si rilevano alcune notizie interessanti riguardo al problema che comportava pe la municipalità del tempo il mantenimento di una condotta e contemporaneamente anche le esigenze dei medici che dovevano provvedere ad ampi bacini di utenza.

Così scriveva, infatti, il sindaco di Carate in data 8 novembre 1873 alla Guardia municipale di Verano, proponendo di ampliare la condotta medica di Carate e di Verano fino a comprendere anche i “soppressi comuni di Agliate e Costalambro: “Con siffatto progetto, l’onorario del medico verrebbe portato a 3150 lire circa; cifra che, essendo superiore alla media degli stipendi dei medici in condotta, potrebbe allettare distinti sanitari sia in medicina che nell’alta chirurgia.

Oltreciò, venendo alquanto allargato il circondario della condotta, un medico studioso e di buona volontà non potrebbe migliorare continuando l’arte sua. Di più i Comuni eviterebbero qualsiasi aggravio per aumento di stipendio”.

Per il medico condotto, quindi, stipendiato dalla municipalità, si pensa ad un aumento di compenso in corrispondenza ad una ampliamento del servizio.
Del resto, da una richiesta reperibile anch’essa nell’Archivio Comunale, datata ottobre 1873, emergono gli oneri economici che i medici con difficoltà si ritrovano ad affrontare, data la necessità, soprattutto, di utilizzare una vettura pe le viste e quindi di mantenere un cavallo. Per esempio, già nel luglio 1865 era stato concordato un aumento di 500 lire a questo scopo, ripartito così: 316 lire corrisposte da Carate e 184 lire da Verano.

Il giorno 11 novembre 1873, dunque, Verano risponde positivamente alla citata proposta di accorpamento avanzata da Carate che, però, era un progetto sostenuto solo dalla Giunta. Il consiglio Comunale di Carate, infatti, Nella seduta del 18 novembre 1873, respinge tale proposta ed approva a larga maggioranza (14 su 15), invece, la risoluzione seguente: che sia costituito in condotta il comune di Carate colle due frazioni di Agliate e Costalambro, separandosi dal Comune di Verano, e venga aperto il concorso relativo allo stipendio di 2500 lire, ivi compresa la quota di corrisposta dal locale luogo Pio; sotto l’osservanza del capitolato che verrà riveduto dalla Giunta Municipale per puro servizio dei poveri.

Il Comune di Verano, a questo punto, si trova costretto, per affrontare le spese della condotta medica, a stipulare una convenzione con Giussano, che è poi approvato dalla Deputazione Provinciale di Milano con
decreto del 30 gennaio 1874 e e avrà concreta attuazione a partire dal primo gennaio 1875.

Poiché, poi, alla storia pubblica si intrecciano sempre le vicende private, il medico a quell’epoca in servizio, a causa dei mutamenti intervenuti nella direzione della condotta, si trova licenziato da Verano e richiede
allora, con insistenza, un attestato che testimoni il suo buon servizio, ed anche un’indennità per i servizi straordinari prestati durante la recente epidemia di colera e di vaiolo.

Fiorella Lopiccoli
per l’Associazione Comitato Valle del Lambro

Condizioni igieniche sanitarie: la citta` sul finire dell'800

“Il comune è situato in luogo aperto, ad eccezione dei Molini Ponte d’Agliate, Bistorgio, Resica e Filo posti sulla valle del Lambro”. È questa la descrizione iniziale che di Verano è data in un questionario proposto nel 1885 ai Comuni dell’Italia unita. Si tratta di un “Inchiesta sulle condizioni igienico-sanitarie”, voluta dal governo del Regno d’Italia ed articolata in ventuno questioni riguardanti l’igiene pubblica e quindi le condizioni di vita materiale della popolazione.

Le risposte a tale questionario tratteggiano, per così dire, una fotografia che del proprio territorio la Giunta Municipale di Verano, in data 18 marzo 1885, invia al ministero dell’interno. Data la sua diffusione nazionale, l’Inchiesta costituisce un documento importante di raffronto tra le diverse realtà della penisola, a circa un ventennio dall’Unità.

Partiamo, dunque, considerando gli aspetti principali di questa vecchia fotografia di Verano, per poi, nel corso del futuro lavoro di ricerca, porla a confronto con le altre immagini, precedenti e successive, che riusciremo a ricostruire attraverso le voci del passato rimaste presso l’Archivio Comunale.
Il primo elemento che mettiamo a fuoco, leggendo il questionario, è quello relativo alle acque: non esistono acque malsane e quindi stagnanti, poiché non vediamo marcite e risaie, ma l’acqua corrente del Lambro mette in moto i mulini e costituisce anche la forza motrice di alcuni stabilimenti che lavorano la seta e la lana: “una filanda, un filatoio ed incannatoio di seta ed una filatura di lana”. Il fiume, da cui in piccola parte si attinge anche per il consumo di acqua potabile, a volte, è fonte di gravi disagi per la popolazione, infatti “nell’autunno specialmente straripa inondando i molini e varie case d’abitazione”. Vediamo, inoltre, che l’acqua potabile è tratta soprattutto con le funi da un pozzo pubblico, posto in via della Chiesta, e da pozzi situati in case private. Cisterne di acqua piovana sono utilizzate poi per il bestiame. Per circa venti ettari, nel territorio di Verano, si estendono boschi cedui a prevalenza di querce ed acacie, oltre ad avere ampia diffusione la bachicoltura.

Passando, quindi, a considerare le attività e occupazioni principali degli abitanti, il questionario fa rilevare il prevalere dell’agricoltura accennando alla presenza degli opifici, di cui si diceva prima, sottolinea anche la progressiva scomparsa dei telai a domicilio. Quindi gli uomini impiegati in questo settore sono 150 e le donne 130 di cui, rispettivamente, 20 e 70 di età inferiore ai 14 anni. La popolazione complessiva di Verano, in quest’epoca, raggiunge circa 1922 unità, ed osservando il numero dei nati e quello dei morti dal 1880 al 1884, si può rilevare che il primo è sempre superiore al secondo.

L’alimentazione di operai e contadini è povera: “consiste di zuppa di pane di granoturco o misto al mattino, di minestra di riso con fagioli, patate e cavoli e brodo di lardo al mezzogiorno, di polenta col latte la sera. Il pane più usata è quello di granoturco.

I frutti non sono in questo comune coltivate e quindi la popolazione ne fa pochissimo uso. Il vino si beve nei giorni festivi e si contano nel paese otto rivendite di liquori spiritosi, anche se non se ne registra l’abuso, stando alle dichiarazioni del questionario. Sebbene si indichi questa su riportata come l’ordinaria alimentazione, si aggiunge, però, che l’uso delle carni fresche va aumentando e fra queste quella di maiale e bovina”. Non esiste un pubblico macello, ma una macelleria privata in cui “le carni sono visitate da apposito incaricato municipale”. Il questionario annota anche l’entità del bestiame, che si dice non vaccinato e non ha fatto alcuna malattia, presente sul territorio comunale: 12 buoi, 230 vacche, 30 cavalli,

10 asini, 25 muli,50 maiali, 5 pecore, 4 capre. Tali bestie vivono riparate in stalle “dove nelle serate d’inverno questi contadini si riuniscono…ma non vi passano le notti intere”. Una delle preoccupazioni, infatti, dell’inchiesta è di accertare le condizioni abitative della popolazione, quindi nello specifico la separazione delle stalle dalle abitazioni, l’ampiezza dei locali, oltre che le modalità di smaltimento dei rifiuti organici. A tale proposito, si dice che i letamai e gli immondezzai a Verano sono lontani dall’abitato e che le abitazioni sono dotate di latrine, però si rileva, anche, che le strade “non sono fornite di fogne”. La fotografia di Verano a fine Ottocento così ricostruita nelle sue linee essenziali, a partire dall’Inchiesta sulle condizioni igienico-sanitarie dei Comuni del Regno, segnala anche la presenza delle figure addette in specifico alla salute pubblica, quali il medico e la levatrice condotti, e fornisce, inoltre, informazioni a carattere medico come quelle relative, per esempio, alle vaccinazioni contro il vaiolo o ai casi di colera verificatisi negli anni 1836, 1854, 1855, 1867, ma mette in luce, comunque, la condizione di fondo che sottende l’articolazione del questionario l’esistenza una connessione stretta tra salute pubblica, attività lavorative, ambiente naturale ed abitativo, e complessivamente condizioni di vita materiale degli abitanti.

Questa ricerca storica è stata voluta dal Comitato Valle del Lambro che ha trovato disponibilità da parte della precedente ed attuale Amministrazione comunale, che hanno permesso la consultazione dei
documenti presenti nell’archivio.
La ricerca è condotta dai prof, Fiorella Lopiccoli e Francesco Cairo i testi sono della prof. Lopiccoli.

Il mulino fonte di lavoro

L’acqua, i grani, la farina, la fatica di chi lavora: questi gli elementi fondamentali di una storia che, chiusa in archivio, emerge ora alla memoria.

Il fiume Lambro, nel corso dell’Ottocento, bagnava i campi, metteva in movimento le macine dei Mulini ed era essenziale ad altre attività economiche importanti, non soltanto per il fondovalle, ma anche per i borghi sviluppatisi lungo le coste alte. Mappe catastali, rapporti ufficiali, avvisi governativi, lettere private sono reperibili presso l’Archivio Comunale di Verano e concordano a costruire un interessante segmento di microstoria locale, cui, in parte, ha già ampiamente fatto riferimento il Prof. Raimondo Giustozzi sulle pagine di questo foglio. Era il 1829, le acque del Lambro alimentavano il movimento delle ruote – rodigini – dei mulini Filo, Resica, Bistorgio, Calderata. Il 6 luglio l’Imperial Regio Commissario Distrettuale di Carate, funzionario del governo austriaco, chiedeva informazioni circa le utenze del fiume Lambro e la Deputazione Comunale di Verano rispondeva immediatamente qualche giorno dopo – 11 luglio – per illustrare le caratteristiche strutturali dei mulini e la ripartizione proprietaria delle ruote, alcune ad uso “mugnaio” altre ad uso “torchio d’olio”; le rogge, cioè le fosse di derivazione dell’acqua fluviale, non erano utilizzate soltanto come forza motrice, ma anche caso del mulino di Resica, anche per irrigare: “tutti li giorni festivi si estraggono le acque da piccola bocca per lo spazio di ore ventiquattro servendo per l’irrigazione di un prato”.

La strada che collegava i mulini Filo, Resica e Bistorgio al paese di Verano era alquanto dissestata, come risulta da una supplica rivolta all’amministrazione austriaca nel 1841 da Giuseppe Besana, uno dei proprietari mugnai. La richiesta di riadattamento del fondo stradale era stata preceduta nel 1840 da una analoga petizione e seguita da diverse altre: il collaudo della strada riattata ebbe luogo soltanto nel 1857.

Besana insisteva sull’urgenza di tali lavori, dato che gli intensi carreggi giornalieri di grano, granoturco e farina erano resi disagevoli e pericolosi al punto da mettere in pericolo la vita stessa dei mugnai, a causa del
dissesto stradale.

L’utilità pubblica di tale collegamento viario si trova ripresa poi anche in una supplica del 1847, firmata questa volta anche da altri mugnai (Ferrari, Buzzi, Casati, Ronchi, Viganò, Santambrogio), in
cui si dice esplicitamente che la suddetta strada è essenziale non soltanto alla valle, ma anche ai “terrieri di Verano che trasportano i loro grani per la machina “. Tale supplica indirizzata alla Delegazione Provinciale di Milano, riassume l’iter delle precedenti richieste presentate alla Deputazione Comunale di Verano, che, prima contraria, poi, su ordine della Delegazione Provinciale stessa -come si apprende dal documento- aveva ingiunto ai possidenti frontisti di riparare a loro spese la strada, “affetta di pubblica servitù”, perché attraversava i loro fondi.

Nel 1842 i frontisti ottemperarono in effetti alla prescrizione, ma si rifiutarono di farlo, poi, anche nel 1845 e 1846, “quindi ne venne di necessaria conseguenza il deperimento della via a pericolo sempre dei ruotanti e mugnai”. Sempre in questa istanza del 1847, al fine di ottenere l’impegno
diretto del Comune per i lavori stradali e la successiva manutenzione annua, sono riportate interessanti notizie riguardanti gli abitanti della valle:

“1° Contare li tre mulini Bistorgio, Resica e Filo, posti lungo il fiume Lambro Comune di Verano, venticinque mole da macina in continuo esercizio
2° Essere abitati questi mulini da diciassette famiglie formanti un complesso circa centodiciotto individui.
3° Esistere in giornata trentadue volantini pel continuo trasporto delle granaglie le quali vengono macinate nei ripetuti mulini….
4° Essere gli abitanti di questi mulini non semplici affittuari, ma assoluti proprietari, ad eccezione di tre individui.
5° Concorrere detti mugnai proprietari, ascendenti al numero di quattordici, a sostenere le spese del Comune di Verano per tutte quelle opere interne ed esterne.
6° Pagare anch’essi la tassa d’arte e commercio al pari di quelli che fruiscono del vantaggio delle buone strade e facilità di trasporto nelle loro abitazioni e negozi.
7° Essere obbligati di recarsi alla Parrocchiale di Verano in qualunquesiasi tempo e stagione…”

L’archivio comunale di Verano attesta ovviamente molto di più di quanto sia stato possibile soltanto accennare in questa sede, per esempio rispetto agli orientamenti diversi nell’ambito dei convocati comunali e ad una minoranza che fin dall’inizio probabilmente aveva appoggiato la richiesta di mugnai, oppure rispetto alla corresponsione da parte dell’Imperial Regio Commissario Distrettuale di Carate di una “parcella” a favore dei proprietari frontisti -alcuni lungamente reticenti- per la cessione di parte dei loro fondi in vista dell’ampliamento stradale.

In conclusione, nel 1856 il riadattamento della strada dei mulini fu inserito nell’appalto falsa delle altre strade comunali, e di mugnai ottennero così che si tenesse Finalmente un po’ conto di quel principi di equità cui essi per lungo tempo avevano insistentemente fatto riferimento nelle loro istanze alle competenti Autorità.

Questa ricerca storica è stata voluta dal Comitato Valle del Lambro che ha trovato disponibilità da parte della precedente l’attuale Amministrazione comunale, che hanno permesso la consultazione del dei documenti presenti nell’archivio. La ricerca è condotta dal prof. Fiorella Lopiccoli e Francesco Cairo i testi sono della prof. Lopiccoli.

Museo della civilta` contadina

Due archivisti alla ricerca del passato agricolo del paese: Museo della civiltà contadina: un sogno che diventerà realtà?

L’idea di un museo che raccolga i ricordi della civiltà contadina, ormai estinta in Brianza, si sta realizzando a Sovico: lo dobbiamo riconoscere a denti stretti e con malcelata rabbia perché da anni l’Associazione Comitato Valle del Lambro di Verano (presieduta da Ambrogio Mazza, eletto 6 febbraio ’98) sostiene l’idea di un museo che ripercorra non solo la vita dei mugnai, numerosi nella parte veranese della Valle, ma, per riflesso, anche la vita di Verano “alta”.

Oggi l’idea del museo, che potrebbe essere alloggiato in Valle in uno dei locali di proprietà del Comune, non è solo un bel sogno, ma ci sono elementi concreti per realizzarlo, sempre che l’amministrazione comunale comprendesse il ritorno d’immagine che gliene avrebbe.

La concretezza viene dal fatto che i reperti storici ci sono e attendono di essere raccolti. Mi viene in mente, solo per citare un esempio, il meccanismo ancora in buone condizioni del mulino Resica, anche se, chi non conosce la storia del luogo non potrà mei indovinare che quei meccanismi funzionavano con l’acqua del Lambro. Infatti, laddove scorrevano le rogge, ora ci sono terrapieni talvolta in arnese.

L’altro elemento di concretezza è un “nuovo acquisto” del Comitato Associazione Valle del Lambro. Mi riferisco a Fiorella Lopiccoli, laureata in Filosofia, insegnante di Latino e Italiano presso il Liceo Scientifico di Erba. Una grande passione per a ricerca negli archivi, eredita dal papà che ha
trovato a Biassono resti della presenza romana. La professoressa Lopiccoli e il professor Francesco Cairo, docente presso la Scuola media di Verano, procedono a polverose immersioni nell’archivio storico del Comune di Verano per portare alla luce la storia di Verano. Un’operazione da fare in fretta, mi assicurano, perché gli archivi sono in progressivo deterioramento e il rischio di perdita della memoria storica è dietro l’angolo.

Ho chiesto ai professori Lopiccoli e Cairo di anticiparmi qualche aspetta della loro ricerca.

Lopiccoli:
Siamo nella seconda metà dell’Ottocento. Sono interessanti, dal puto di vista della ricostruzione del contesto sociale e storico, le cartelle sui medici condotti, le malattie, la produzione agricola in relazione con la dieta, gli insegnanti, i maestri, la presenza di scuola domenicali, le difficoltà di comunicazione tra parte “bassa” e parte “alta” del paese sia per portare i grani da macinare sia per restituire il prodotto macinato, la costruzione della strada dei Mulini, la descrizione puntale dei Mulini, le preoccupazioni per garantire l’occupazione a tutti gli abitanti della Valle e per il sovraffollamento di alcune abitazioni, i timori dell’amministrazione asburgica per i forestieri che si aggiravano a Verano e che potevano essere responsabili di sovvertire la buona fede delle miti popolazioni locali.

Cosa sono le scuole domenicali?
Domenicali e serali, nel senso che i maestri, pagati dal Comune, avevano l’obbligo di insegnare oltre che ai bambini, anche agli adulti. Le ore per gli adulti erano di domenica oppure serali. Gli insegnanti si lamentavano perché erano pagati poco.

Che ne pensate dell’idea di un Museo in Valle?
Quando Cairo ha parlato dell’idea di alcuni locali in cui mettere questi documenti, m’è sembrata una cosa molto bella perché ci sono molte planimetrie del secolo scorso, di cui alcune a colori – e sono una rarità- e altre molto grandi, relativa alla Via dei Mulini e alla Valle. Messe in un locale, possono veramente sensibilizzare le persone. Infatti nelle mappe si possono ritrovare i nomi dei poderi, le case, i nomi delle persone che sono gli avi degli attuali abitanti, la localizzazione delle antiche fabbriche (per esempio le tintorie).

Come dovrebbe essere organizzato il museo?
Prima bisognerebbe mettere le planimetrie della Valle dei Mulini, poi le fotocopie ingrandite della descrizione dei Mulini, confrontabili con i resti che ci sono ancora, poi cenni sulla storia, poi pannelli relativi ai cibi che costituivano la base alimentare della zona, poi il capitolo dell’istruzione
popolare e quello dell’igiene e sanità.

Professor Cairo, quanti Mulini si conservano in Valle, nel loro assetto originario?
Quello di Mulino Resica è l’unico mulino esistente nella Valle. Di quel mulino abbiamo planimetrie anche del 1902. È l’unico con quattro macine, che sono da salvare. La stanza che ospita le macine potrebbe servire per raccogliere attrezzi relativi alla vita dei mugnai. Per reperire altro materiale documentario, penso ci si debba rivolgere alle curie perché i mugnai pagavano le decime della Chiesa. Per il resto pensiamo che ci possa essere già del buon materiale: sul numero dei mugnai presenti, sulle macine, sul numero dei volantini che percorrevano questa strada.

Cosa sono i volantini?
Sono i carri leggeri a due ruote, tirati da un cavallo solo, di proprietà dei mugnai che li usavano per il trasporto della farina. Era intenso il traffico dei volantini nella Via dei Mulini.

Come fare per ottenere il museo?
E’ l’amministrazione comunale che deve dimostrare questa volontà di dare un museo a Verano. Il materiale storico c’è. Ci sono anche materiali legati al Conte Crivelli che ribadiva il suo diritto esclusivo di pesca sul Lambro e lo faceva risalire al 1600. Chiediamo all’amministrazione comunale un armadio per cominciare a riordinare la documentazione storica che stiamo portando alla luce.

G.T.